RECENSIONI
di Giovanni Guidotti, il 20/04/2011
Amicizia, amore, solitudine: su questi argomenti letterari, invero assai comuni, ruotano le storie, solo in apparenza comuni come si vedrà, scritte “a quattro mani” dai reggiani Alessandro Bassi e Andrea Friggeri. Nuèter forever (Cabilaedizioni 2007) segna l’esordio nel genere romanzesco della coppia, seguito da Mi fidavo di te (edito dagli stessi autori nel 2010). I due romanzi, sostenuti da trame e suspense efficaci, sono accostabili per certi versi alla tradizione del Bildungsroman (“romanzo di formazione”) e presentano notevoli affinità per contenuto e forma. Sul fondo appare il tema generazionale, dinnanzi al quale destini, amicizie, amori e solitudini si intrecciano assumendo aspetti contrastanti, spesso tragici, nascosti dietro la sfuggente normalità di giovani simili a quelli che quotidianamente incrociamo per strada. Nello specchio degli autori, dove si riflette una generazione con un’immagine nitida ed emozionante per la forte connessione tra significati, linguaggio e aderenza alla realtà, una successione cronologica accompagna i protagonisti e le loro vicende e fa pensare ai liceali degli anni Novanta, della Quintaelle di Nuèter forever, approdati a un duemila tra l’università e l’Hdemia, nell’esistenza svogliata e goliardica di Mi fidavo di te. I due romanzi hanno un finale sorprendente (persino inquietante nel primo), ma dietro ad esso si intravede una luce, simile alla fessura illuminata di una porta lasciata volontariamente socchiusa; un bagliore filtrato che potrebbe chiamarsi consapevolezza. Anche l’ambientazione, radicata nella terra reggiana, è comune ad entrambe le opere. La corrispondenza tra i luoghi raccontati e quelli reali evita agli autori il rischio della credibilità e restituisce autenticità alle vicende e ai personaggi. Lo stesso ambiente diviene elemento narrativo: ad esempio nell’osteria “La capra” di Cavriago, in Mi fidavo di te, l’immedesimazione del lettore anche non reggiano è istantanea e intensa grazie all’alto livello di adesione al reale, sia nelle descrizioni che nelle impressioni. Tuttavia, oltre all’operazione di verità dei luoghi sembra delinearsi, sul fondo della scelta di identità e della visione generazionale, un messaggio di rottura nei confronti della benestante e illusoria normalità borghese, un suggerimento a guardarsi meglio “dentro” e a prestare più attenzione alla vita.
Per quanto riguarda lo stile l’uso della sintassi paratattica, di frasi brevi e coordinate, rende la scrittura essenziale e allo stesso tempo incisiva, dotata di capacità espressiva, con significati più pregnanti e poetici nel primo romanzo, dove la ricerca formale è più accurata. Il linguaggio ha una forte carica di originalità e rappresentazione, come nel caso emblematico di Nuèter forever, dove il dialetto si associa all’inglese fornendo un’efficace sintesi dell’identità del gruppo giovanile. E così pure in Mi fidavo di te, in cui i giochi di parole quali Hdemia e Libero Ricercatope, per giungere sino a In vulva veritas, offrono l’immagine a tutto tondo di una goliardica inutilità eletta a modello di vita. L’utilizzo di ricche e colorite espressioni mediante neologismi, testi in web, gerghi giovanili e calembour contribuisce, insieme a profili psicologici ben delineati (in particolare nella seconda opera) a dare ampiezza e credibilità sia alla narrazione che ai personaggi.
Occorre dare atto agli autori di aver raccontato, con notevole abilità stilistica, due storie avvincenti e inquietanti. Coraggiosi nell’affrontare sia temi complessi senza cadere nell’ovvietà, sia linguaggi e atteggiamenti giovanili difficili da trattare per la loro scabrosità, Bassi e Friggeri hanno guardato con occhio attento e disincantato una, o forse più d’una generazione non dall’esterno, ma dall’interno, ed evitando di scivolare nella scontata dimensione autobiografica sono riusciti a ricondurre i personaggi, nelle loro vicende emblematiche, alla condizione “liquida” della nostra epoca. Le copertine dei due volumi, la prima con foto di Fabrizio Stipari (Olga – Milano 2007), la seconda appositamente creata da Eleonora Musoni (2010), sono di notevole livello artistico ed hanno una indubbia capacità evocativa rispetto alle storie narrate.
Nuèter forever e Mi fidavo di te non sono disponibili in libreria, ma si possono ottenere in download gratuito, insieme a notizie dettagliate sugli autori, nel sito
www.mifidavodite.com
di NayaN, il 20/12/2010
TRAMA:
Teenva(gina), Fedele (della Passera), Lupo(mpino), Libero Ricercatope, Cia n'bell'ano e Discipulo sono sei ragazzi emiliani intorno ai venti o poco più, fondatori nonché unici membri dell'Hdemia delle Scienze Erotiche, una cricca di amici che si prefigge di svelare i misteri del mondo femminile operando con il motto di In Vulva Veritas, il cui ritrovo abituale è il Bar Milva, un locale aperto fino a tarda notte dove la proprietaria è una donna dai capelli rossi dal passato inconfessabile.
Il romanzo racconta le avventure dell'Hdemia con digressioni sulla sua nascita e sugli accadimenti che a essa hanno portato, andando a toccare le tematiche più comuni dell'età e dell'ambientazione prese in analisi: amicizia, prime storie importanti, noia di provincia, innamoramenti repentini, tradimenti, sesso, velleità da supereroi.
Si sviluppa nell'arco di poche settimane, e si conclude con la consueta panoramica del "Cinque anni dopo".
GIUDIZIO:
Ci sono tre cose che voglio dire subito: la prima è che l'ho letto in poco più di tre ore senza riuscire a smettere nemmeno per andare a fare la pipì. La seconda, che la quarta di copertina non rende assolutamente giustizia a questo romanzo, che pur essendo una storia normale in realtà è raccontata con una leggerezza, un'ironia e un'abilità stilistica che raramente ho riscontrato, non solo negli emergenti ma in assoluto nel panorama narrativo italiano.
La terza è che questo è forse il migliore dei libri che ho letto durante l'ultimo anno, e il fatto che sia autoprodotto se da una parte mi lascia basita, dall'altra non fa che confermare che quando il talento c'è, si sente e si vede a prescindere dalla casa editrice. E in ultimo, mi conferma che (purtroppo) gli autori bravi risultano essere anche i migliori editor di loro stessi.
Questo romanzo è una perla, un intreccio di elementi perfettamente amalgamati fino a creare un prodotto eccellente sotto tutti i punti di vista.
La lettura è sempre fluida, nessun intoppo, nessun anacronismo, nessuno scivolone.
Lo stile è plasmato a pennello sulla storia e sugli avvenimenti raccontati: frizzante, brioso, ironico, divertente, non annoia mai senza essere mai né volgare né eccessivo. Non ci sono punti morti, non ci sono alti e bassi, non c'è una parte migliore dell'altra: sempre omogeneo e costante viaggia come un eurostar dalla prima all'ultima pagina.
Nonostante la trama racconti né più né meno tutto quello che una normale comitiva di ventenni vive, riesce ad avvolgerti dalla prima all'ultima pagina, anche attraverso l'introduzione di piccoli espedienti quali la trascrizione di e-mail (di una creatività a dir poco geniale) e stralci di chat, incredibilmente verosimili.
L'erotismo e la sessualità che sembrano farla da padrone leggendo la quarta di copertina in realtà sono elementi piuttosto marginali, trattati sempre in maniera scanzonata, che non prendono mai il centro della scena ma fungono solo da perno intorno cui ruotano le vicende dell'Hdemia, nonché l'amicizia dei sei protagonisti, che infatti si rivelerà poi essere un'amicizia piuttosto fragile.
I personaggi sono esattamente quelli che ci si aspetta di trovare in una comitiva di ventenni di provincia: il figlio di papà un po' stronzo, il terrone idealista emigrato in padania a cercare fortune, il bravo ragazzo che si nasconde dietro a una facciata di ipocrita perbenismo, il timido un po' succube che alla fine si rivela essere il più sciolto di tutti, la ragazza tutta casa e chiesa e corna, la minorenne intraprendente che sta stretta nel ruolo che gli spetterebbe, stile Ultimo bacio.
Ma gli autori hanno avuto l'enorme e riuscitissima capacità di raccontare gli eventi riguardanti ognuno di loro mettendosi di volta in volta nei loro panni, facendo vedere le cose con i loro occhi e pensandole con la loro testa, andando così a creare nel lettore molteplici punti di vista pur mantenendone sempre uno solo, quello del narratore esterno, che pur riuscendo a essere così introspettivo, non risulta essere mai invadente o peggio ancora invasivo.
Il finale non è esattamente quello che ti aspetteresti di trovare, e anche qui il merito è degli autori che non si ostinano né a voler infilare un colpo di scena a tutti i costi, né scadono nel banale e nel prevedibile.
I difetti sono davvero pochi, qualche refuso nelle date in primis: il racconto è ambientato nel 2000 ma in cima a qualche capitolo risulta esserci scritto 2008.
Non so come sia il cartaceo, visto che io ho scaricato l'ebook, ma la revisione del testo e la correzione della bozza mi sono sembrate quasi perfette. Sicuramente meglio di tanti, forse tutti, i romanzi dei piccoli e medi editori letti finora.
Nel complesso, un libro che consiglio a tutti coloro che amano l'ironia, la malinconia e la profonda leggerezza che solo le storie generazionali, non tanto alla Jack Frusciante quanto al più genuino e ruspante Radiofreccia, riescono a infondere.
Per me le cose sono due: o questi due ragazzi (va beh, a 37 anni si è ancora ragazzi, giusto?) hanno avuto una gran botta di culo riuscendo a concepire un romanzo simile, oppure, cosa spero più probabile, hanno del talento. E ne hanno tanto, è quella cosa di cui ti accorgi immediatamente, che palpi, che tocchi, che annusi, e vien fuori tutta già dalle prime tre righe, quando pensi, ecco, lo sapevo che non dovevo iniziare a leggerlo, ora mi va a puttane la serata.
Un libro riuscitissimo, da 9/10, e non concedo il 10 solo perché sono un'inguaribile ottimista e mi riservo la possibilità di leggere, un giorno non troppo lontano, qualcosa di ancora più bello. Magari, perché no, dagli stessi autori di Mi fidavo di te.
di Legione, il 11/09/2010
Un gruppo di studenti universitari, la goliardia, le donne, ufficiali e desiderate. Mi fidavo di te, secondo romanzo del duo emiliano Alessandro Bassi e Andrea Friggeri, a prima vista parla di questo, gettando le basi di un romanzo inno, in apparenza, della superficialità mediocre, dell’istinto del branco e del monopensiero maschilista.
In realtà, scorrendo le pagine di questo libro, emerge tutt’altra storia.
Una storia maschile, certo, ma maschilista solo a tratti. Narra della goliardia, con i suoi risvolti beceri e ignoranti, ma mostra anche la sua fragilità, costituita solo da un insieme di riti, attorno ai quali si legano amicizie che sembrano profonde e sincere ma che, una volta private dei suoi rituali e messe alla prova, si disperdono in una nuvola di fumo. Narra di vite normali, che si mascherano in clichè di sciupafemmine implacabili, quando i due di picche si presentano con la stessa frequenza come per qualunque altro ragazzo.
Si parla di donne, certo, ma sono elementi marginali, anche se di fatto attorno a loro ruotano le vicende e ne costituiscono i punti di frattura. Queste donne sono a volte un contorno, oggetto di valutazione e commento, a volte sono le fidanzate, a volte sono le donne desiderate. E’ interessante notare quanto queste ultime due tipologie siano mostrate tanto diversamente: le donne desiderate sono forti, indipendenti, profondamente sfaccettate, spregiudicate, affascinanti e sicure di sè; le fidanzate sono delineate come normalissime donne, caratterizzate dai loro pochi pregi e dai tanti difetti, dalla gelosia al perbenismo.
In questo romanzo si parla di amicizia tra uomini, forse meno forte di quanto viene solitamente millantato, di amore, di fiducia e di vita normale, che in certe occasioni trascende la normalità nei suoi momenti critici, facendola diventare surreale o troppo cattiva per essere vera.
Mi fidavo di te è un romanzo scritto con un linguaggio volutamente ricercato ma piacevole, scorrevole ed interessante, che risulta adatto alla storia che sta raccontando. Consigliamo la lettura a tutti gli universitari di ogni età, anche a quelli che sono rimasti studenti solo nel cuore, e alle donne, perchè apre un velo sul mondo chiuso e poco conosciuto delle dinamiche di un gruppo di soli uomini.