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CAP. 3 - Dove si visita la città degli angeli
Parte 3
«Allora cucador, quanta passera hai impallinato?»
«Guarda, ho appena incassato il mio personalissimo duedipicche.»
Teenva alzò i sopracigli e si posizionò nel suo sorriso strafottente, senza dire nulla. Fu Fedele a continuare.
«…ma con classe, of course.»
«Mhh, sì, come no.»
«E tu?»
«Devo ancora scendere in pista. Lo sai che mi piace farmi un bel giro per la disco, appena arrivo.»
«…»
«Eppoi sono stato impegnato con il Discipulo.»
«Come è andata?»
«Mmh, non mi sembrava particolarmente concentrato e allora gli ho fatto un po’ di tutoraggio… non so se intendi…»
I due si guardarono con i loro sorrisi perfidi migliori.
«Posso solo immaginare…»
«Alessia, un’ amica lap-dancer di una mia amica: possibilità di riuscita sottozero.»
«Ceffone?»
«Un calcio che per poco non gli spaccava il ginocchio. L’ho portato via giusto in tempo…»
«Sei il solito figlio di puttana… tutto nella norma.»
«Comunque il gin tonic l’ho finito, ho salutato chi dovevo salutare e ora mi metto a lavorare.»
Davanti a loro il Lupo ballava goffamente ai bordi della pista sudata, lanciando occhiate grondanti ormoni in ogni direzione.
«Guardalo: ha perso la bussola.»
Fedele si mise a ridere.
«Povero Lupo.»
Teenva scese dallo sgabello, appoggiò il bicchiere vuoto e si diresse verso la pista. Si mise subito a ballare seguendo il ritmo. Sembrava non guardare nessuno, tutto concentrato unicamente su se stesso e la musica, ma non era così. Aveva adocchiato una ragazzina, al massimo ventenne, con mini nera e body bianco attillato a disegnare curve pericolose. Capelli neri con velature blu elettrico che richiamavano il colore degli occhi completavano un quadro che a Teenva parve degno di essere contemplato. Ballava quindi con una studiata indifferenza per ciò che gli stava attorno, quando sentì il fiato pieno di birra del Lupo dirgli qualcosa.
«Oh, ma quanta ce n’è?»
«Tanta Lupo, tanta…»
«Quali sono le prossime prede?»
Teenva rallentò il ritmo e si avvicinò all’orecchio dell’amico.
«Nobilissimo Dottore, sa che in discoteca quando si è in due uno è di troppo, quindi stia a guardare. La vede quella ragazzina?»
«Ma… ha i capelli blu!»
«No, neri con riflessi blu. Una figata. Dammi cinque minuti e la vedrai venire a ballare da me.»
Teenva si allontanò un poco dal Lupo, regalandogli una pacca sulle spalle senza dargli il tempo di una replica. Ricominciò a ballare, seguendo traiettorie note soltanto a lui. Ballava e il Lupo guardava. Non succedeva nient’altro. Eppure, dopo un po’ di tempo, la ragazza incominciò a volteggiare verso Teenva, come se una misteriosa forza li attraesse l’una verso l’altro, e così, senza che si fossero mai guardati esplicitamente, si ritrovarono vicini, sempre più vicini. Teenva guardava i suoi amici al bar e rideva: sapeva che lei era lì, alle sue spalle. Si concentrò sulla musica, muovendosi fluido finché con una studiata piroetta gettò i suoi occhi in quelli della ragazza.
E ci annegò.
Teenva vacillò, andò fuori tempo e inciampò in se stesso. Lei rise coprendosi la bocca con le mani ed entrambi si fermarono, incerti. Poi il tempo accelerò vorticosamente, lui fu più rapido a riprendersi, le si avvicinò prendendole le mani tra le sue.
«Sei la mia regina… ti va di fare l’amore con me, qui e adesso?»
Quello di Teenva fu un sussurro, con una lieve incrinatura della voce, sorprendendosi intimorito ed emozionato.
«Sì, ne dubiti forse? Vieni.»
Teenva continuava ad annegare. Cercava appigli, ma la corrente era troppo forte.
Fedele e il Lupo rimasero di pietra, osservandoli lasciare la pista mano nella mano.
«Figa! Robby ce l’ha fatta! È un dio!»
«Aspetta Lupo, potrebbe essere uno dei trucchi di Teenva.»
Fedele buttò giù una bella sorsata di birra, nel tentativo di ricacciare indietro una sgradevole sensazione di invidia.
«Cioè?»
«Magari sta recitando. E noi siamo, come sempre, il suo pubblico.»
Fedele non rideva più, sorpreso a sperare che fosse davvero uno scherzo.
«Certo che sei proprio un bel tipo.»
«Grazie… anche tu non scherzi.»
«Prima mi chiedi se voglio fare l’amore con te e poi mi lasci a bocca asciutta!»
«E’ che non vorrei lasciare a piedi i miei amici.»
«Umm, di scuse me ne hanno rifilate di più convincenti. Almeno ti va di baciarmi o rischi di lasciare a piedi qualcuno?»
Teenva era disorientato. Quella ragazza era completamente fuori dagli schemi che conosceva. A guardarla bene, così da vicino, non le avrebbe dato più di diciassette anni. Il naso piccolo, lievemente alla francese e poche lentiggini a disegnare arazzi sul volto perfetto.
«Ehi! Ma quella non doveva essere la mia battuta?»
Cercava di recuperare terreno, il giovane.
«Sono già le due passate, se devo aspettare te forse facciamo prima ad andare a fare colazione.»
«Ma tu fai così con tutti quelli che incontri?»
«No, solo con te. Baciami adesso.»
Le labbra di Pamela erano vellutate, il seno era marmo sotto le dita incerte di Teenva.
Si lasciarono dopo un tempo che parve infinito.
«Ehi, non fare che poi perdi il mio numero, ok?»
«Non succederà. Prometto» disse Teenva facendosi una croce sul cuore.
«Sono la tua regina, ricordalo. E ricorda anche che sei il primo ad avere quel numero.»
«…»
«Bene. Adesso chiamo le mie amiche.»
«Ahh, non sei sola.»
«Certo che no. Ma appena ti ho visto le ho pregate di lasciarmi lavorare in pace…»
Si guardarono sfidandosi con gli occhi per un po', poi Teenva scoppiò a ridere.
«Ti chiamo.»
«Tranqui.»
Teenva la guardò alzarsi e dirigersi verso alcune ragazzine, uscendo dalla sua visuale. Soltanto dopo alcuni minuti cercò di realizzare quanto era accaduto.
Si alzò anche lui dal divanetto e cercò i suoi amici.
Non pensava ad altro che a lei.
Quando Fedele, il Lupo e uno smarrito Discipulo varcarono la soglia del bar Milva erano passate da poco le 3. Il Libero Ricercatope era uscito insieme a loro, ma era andato direttamente a casa. Un impegno non meglio precisato per il mattino seguente gli aveva imposto un rientro precoce. Aveva comunque fatto in tempo a relazionare sull’andamento della serata, stimando in un apprezzabile 30-40% le ragazze che, con differenti gradi di divertimento, avevano mostrato di non disprezzare l’approccio diretto, pur senza arrivare a concedersi. In linea con quanto anche gli altri avevano potuto rilevare, con l’eccezione del Lupo.
«Quarantapercento un cazzo! Quattro schiaffoni e due vaffanculo, ho preso. Solo una mi ha leggermente cagato. Un troione, quarant’anni come minimo. Fortuna che non ci stava sul serio, se no mi toccava anche chiavarla.»
I tavoli neri erano addobbati della consueta fauna, ma non era serata di grande pieno. Qualche faccia disperata, il solito travestito del venerdì sera e un tavolo di amiche trentenni, visibilmente fumate. La musica era più bassa del solito, una sorta di funk contaminato da deviazioni jazz. Dove andasse Milva a scovare quei CD, rimaneva un mistero.
Si appollaiarono intorno a uno dei due tavoli rotondi e alti, sugli sgabelli dai quali potevano dominare tutto il locale. Era il loro angolo, quello della tarda serata. Pochi minuti dopo, Barbara e il suo taglio di capelli a spazzola portarono due birre e un calice di rosso fermo per Fedele. Non avevano nemmeno ordinato, era una sorta di rituale che ormai la giovane aiutante di Milva conosceva a memoria.
«Ciao ragazzi. Siete in pochi, stasera.»
«Già. Il Ricercatope è scappato a nanna, e Teenva… beh, Teenva ha di meglio da fare, sembra» rispose Fedele con un sorriso più che eloquente.
«Ma dai. Non ditemi che ha rimorchiato! Adesso che ci penso: era stasera che dovevate fare quell’esperimento?»
«Esatto.»
«Voi siete fuori… Ma avete fatto proprio come dicevate?»
«Al cento per cento. A noi non è andata benissimo, come vedi. Però Teenva ha avuto successo.»
«E lei com’era?»
«Mah… giovane. Almeno così sembrava, ma nessuno l’ha vista molto da vicino. Poi, a un certo punto sono spariti.»
Il Discipulo sorrideva soddisfatto nel sentire narrare le gesta di Teenva, e ancor più nell’osservare la faccia divertita di Barbara, che sembrava dire ‘però, chi l’avrebbe mai detto!’. Nonostante l’ennesima vessazione subita, era fiero di Teenva. Lui non ne sarebbe mai stato capace.
Quasi gli avesse letto nel pensiero, Fedele gli stampò una fragorosa pacca sulla spalla.
«Grande il tuo Teenva, eh Discipulo?! Ma vedrai che la prossima volta andrà bene anche a noi. E poi tu venerdì scorso hai dato a tutti una bella lezione, non puoi lamentarti!»
Mentre il Discipulo cercava di sottrarsi all’attenzione affondando il naso nel bicchiere, il Lupo gettò uno sguardo dietro il bancone. Milva preparava un cocktail con il viso serio e teso. Portava pantaloni scuri e un body senza maniche tigrato. Onde di capelli rossi guizzavano con i movimenti delle spalle muscolose. Shackerava con una forza strana, anche per lei. Quasi rabbiosa. Non era nemmeno venuta a salutarli. Strano.
Bastò questo a far dimenticare del tutto al Lupo l’allegria Hdemica, precipitandolo di nuovo nei pensieri che lo avevano assillato per tutta la settimana. Avrebbe voluto dirle qualcosa, ma non ne aveva il coraggio. Vedendo il profilo magrissimo di Barbara muoversi con un vassoio dall’altra parte del locale, decise di cogliere la palla al balzo. Si alzò e la raggiunse. Barbara stava liberando un tavolo dai bicchieri vuoti. Quando lo vide, sorrise con gli intensi occhi a mandorla, ma capì subito dall’espressione seria del Lupo che qualcosa non andava.
«Tutto bene?»
«Veramente… non so. L’altro giorno, ricordi? Lunedì. Quando è tornata Milva. Scusa, ho sentito qualcosa. Non ho capito bene, però mi sono preoccupato. Eravate molto serie. E Milva… è tutta la settimana che sembra incazzata. Volevo solo sapere se... insomma, se posso aiutarvi in qualche modo.»
Mentre il Lupo parlava, il viso delicato di Barbara era passato dalla sorpresa all’imbarazzo, fino a un’evidente preoccupazione. I suoi occhi scrutavano quelli del Lupo con intensità.
«Cosa hai sentito, esattamente?»
«Mah, non sono sicuro. Qualcosa su chiudere il bar, credo. È vero?»
«Ma no… no, Lupo. Stai tranquillo. È tutto ok. Casini normali, quando si gestisce un bar. Roba di permessi… burocrazia. Adesso scusami, devo andare.»
Il pallore del viso e il tremolio della voce, però, dicevano qualcosa di molto diverso. Il Lupo guardò una volta ancora verso il banco, e stavolta incrociò gli occhi scuri di Milva. Fu sufficiente a fargli passare la voglia di fare altre domande. Appoggiò una banconota sul tavolo degli amici e mormorò una rapida scusa. Poi se ne andò a dormire, senza nemmeno salutare.
...continua la prossima settimana...
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